Lou Reed

Lou Reed

Il mini tour italiano di Lou Reed fa scalo in Abruzzo, inserito nel “contenitore musicale” del Pescara Jazz. Il nome dell’artista newyorchese all’interno del programma del festival fa storcere il naso a molti. Ma nonostante le polemiche che precedono l’evento, l’anfiteatro Gabriele d’Annunzio risulta gremito in ogni ordine di posti.

Anfiteatro Gabriele d’Annunzio, Pescara, 20 luglio

Vedere Lou Reed in carne e ossa, a qualche metro di distanza, fa un certo effetto; con le rughe scavate nette e profonde sul viso, come su una corteccia d’acero, e il passo incerto mentre si guadagna il centro del palco. L’ex “bambino prodigio” di Brooklyn (New York) ha ormai sessantanove primavere alle spalle e una discografia che tra album in studio, live e raccolte conta quasi cinquanta titoli. Sul groppone porta il peso di una vita di eccessi, legati principalmente al consumo di eroina. Il fatto che abbia ancora voglia di girare il mondo per proporre le sue canzoni dal vivo è un mistero difficile da sciogliere. Fa quasi tenerezza vederlo armeggiare impacciato sul suo amplificatore, in jeans slavati e scarpe ginniche bianche. È un po’ goffo nei movimenti e la mimica facciale è pressoché nulla, celata dietro una maschera che nasconde ogni sfumatura del volto. Lou Reed non è mai stato un animale da palcoscenico. Nemmeno nel pieno del trip glam-rock ha mai provato a scimmiottare le pose e i gesti dei suoi colleghi-amici David Bowie e Iggy Pop. Eppure vederlo adesso così ingessato e inespressivo non fa certo un bell’effetto. E la musica risente parecchio di questo freno; perché il limite anagrafico per proporre un concerto del genere probabilmente è già stato superato da qualche anno. Oltre alla composizione della scaletta, sicuramente discutibile, c’è l’approccio all’esecuzione che lascia quantomeno interdetti. Molti brani, infatti, come Senselessly Cruel e All Through The Night, vengono dilatati all’inverosimile e si trasformano in lunghe cavalcate sonore che hanno come uno pregio quello di valorizzare le abilità tecniche della band. Anche i classici in repertorio vengono riproposti con un piglio scialbo e annoiato: Sweet Jane, suonata nella celebre versione di Rock N Roll Animal, viene tristemente mutilata nell’intro di una delle frasi musicali più interessanti. I momenti migliori sono quelli in cui il gruppo si fa da parte per lasciare Lou Reed libero di esprimersi con voce e chitarra, come in Sunday Morning o in Pale Blue Eyes, brano che chiude il bis e l’esibizione. Ora, se il pubblico avesse mostrato disapprovazione con qualche fischio o schiamazzo, non ci sarebbe stato nulla di scandaloso. E invece nessuno si è sognato di dissentire all’interno del fragoroso applauso che ha fatto tremare l’anfiteatro d’Annunzio. Forse i presenti erano troppo impegnati durante l’esibizione a scattarsi foto, chiamare amici sul cellulare e chiacchierare del più e del meno, per accorgersi della pochezza dello spettacolo. In fondo ciò che conta è dire: “Io c’ero”, le critiche sono paranoie da intellettuali.

Matteo Totaro





stampa questa pagina
Vinicio CaposselaPrimo piano
 Vinicio Capossela
FanfarloIl disco
 Fanfarlo
 Gli ultimi Primi piani 

Da Lampedusa
26 settembre 2011

Vinicio Capossela
16 settembre 2011

Lou Reed
16 settembre 2011

Primus
18 luglio 2011

Kills
04 luglio 2011

Diaframma
04 luglio 2011

Michele "Wad" Caporosso
10 giugno 2011

Storie d'Italia?
10 giugno 2011

Roberto Bonfanti
04 aprile 2011

Alva Noto: tra arti visuali e musica
01 aprile 2011


Archivio Tutto l'archivio