Shins

Shins

PORT OF MORROW
Aural Apothecary/Sony

Prima o poi si diventa grandi, non si può vivere tutta la vita a Garden State. È una dura realtà, ma vale per chiunque: per noi, per Zach Braff e pure per James Mercer. Che oggi ha più di quarant’anni, una famiglia e tutte le responsabilità connesse al fatto di essere una delle migliori teste del pop americano contemporaneo. Quello che non ha più è una band, visto che si era dissolta poco dopo (o poco prima, il che spiegherebbe alcune cose) "Wincing The Night Away", successore non all’altezza di quel piccolo capolavoro chiamato "Chutes Too Narrow" e predecessore di questo "Port Of Morrow". Eccolo qui, dunque: il sospirato ritorno degli Shins dopo un lustro di assenza, in cui “gli Shins” sono sostanzialmente le voci e le canzoni di Mercer più una decina di professionisti di studio agli ordini del produttore di Gwen Stefani e Lily Allen. Paura, eh?
Invece, basta un ascolto per capire che funziona meravigliosamente, e quando basta un ascolto significa che siamo davanti a un grande disco pop. Almeno per chi pensa che l’esuberanza indie non sia tutto, e che non ci sia arrangiamento, sovraincisione, effetto eco, Pro-Tool o altra diavoleria in grado di neutralizzare una buona melodia. Quella alla fine vince sempre, e qui di buone, buonissime melodie ce ne sono minimo una decina, proprio come le canzoni in scaletta: dal singolo Simple Song, che si apre con  straordinaria leggerezza nel ritornello, al romanticismo barocco (ehm) di "It’s Only Life" e "For A Fool", dal Ray Davies in vacanza nel New Mexico di "September" all’andamento sincopato, Shins al mille per mille ma anche un po’ Arcade Fire, di "The Rifle’s Spiral". Sotto accusa dei fan di vecchia data finiranno di sicuro le sinuosità soul e i fiati di "Fall Of 82", così come il falsetto alla Thom Yorke misto Al Green della canzone che dà il titolo al disco e della vellutata "40 Mark Strasse". Per il sottoscritto sono esattamente quelli i pezzi che danno la misura della crescita come autore di Mercer. Più che un ritorno, una nuova partenza.

Carlo Bordone / ****

Tratto dal Mucchio n°693

 


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