Paul Weller

Paul Weller

SONIK KICKS
Island/Universal

Per qualcuno i problemi cominceranno subito. Fin dalle prime battute del pezzo di apertura, "Green". Niente folk pastorale come sembrerebbe suggerire il titolo, bensì squarci di synth, chitarre effettate, voce robotica e zero melodia. Altro che i Faces o la Motown, siamo più dalle parti dei Primal Scream di "Evil Heat". O volendo degli Human League. Già vedo i pasdaran del Modfather affilare i coltelli e preparare i falò, per cui aggiungo subito che questo è un disco intimamente welleriano. Ma non nel senso usuale, ovvero bordate di r’n’b, britpop figlio di primo letto degli Small Faces e zio degli Oasis (Noel Gallagher c’è, nel caso ve lo steste chiedendo), ballatone Seventies tra Van Morrison e Steve Winwood, la freccia mod sul cuore e il completo giacca-pantalone impeccabile. "Sonik Kicks" è fedele alla linea Weller perché dice che in realtà non c’è una linea, e anche a cinquantaquattro anni puoi squadernare tutti i tuoi riferimenti e guardare avanti, come del resto imporrebbe la filosofia modernista.
In questo senso, l’undicesimo album dell’artista porta a compimento - estremizzandole - le premesse poste nei due precedenti, gli “sperimentali” "22 Dreams" e "Wake Up The Nation". Ci sono solo un paio di problemini. Il primo è che la modernità di Weller non è così… moderna: elettronica, dub ("Study In Blue"), dance ("That Dangerous Age") e quel genere di pop astratto alla Blur maturi (ah, dimenticavo: c’è anche Graham Coxon) oggi possono sembrare futuristici solo su un disco di Weller, per l’appunto. Il secondo problema è che alcuni pezzi (i pestoni "Kling I Klang" e "Around The Lake") sono proprio brutti. Per contro, ci sono esperimenti sonori interessanti come "Sleep Of The Serene", che pare musica di repertorio presa dalle library della BBC anni 60, discreti tentativi di psichedelia ("Drifters"), ballate trasognate ("By The Waters") e una delle canzoni più belle in assoluto mai scritte da Paul ("Be Happy Children", con la figlia Leah alla seconda voce). Disco riuscito a metà, ma complimenti per il coraggio.

Carlo Bordone / **

Tratto dal Mucchio n°693


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