Fuori Dal Mucchio Numero Novembre '05
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini

Fabrizio Coppola

Fabrizio Coppola

Una vita nuova
Novunque/Self

Per quello che è il suo secondo disco, Fabrizio Coppola decide di alzare il tiro e concepire un lavoro ambizioso come “Una vita nuova”. Il titolo programmatico si divincola in quattordici canzoni che solo a sprazzi ripropongono l’infuocato rock’n’roll dell’esordio (“Tutto resta uguale”, “Radici”) e si preoccupano di bilanciare eccellenti melodie (“Non mi aspetto niente”), frammenti di cauto ottimismo festaiolo (“Esplode la gioia”, “Una vita nuova”) e un’introspezione che si muove assieme al fantasma del Nick Cave meno manierista (“La città che muore”).
Ma se da un lato quello che colpisce è l’urgenza con cui Coppola si ritaglia una cifra stilistica decisamente personale e riconoscibile, dall’altro bisogna ammettere che “Una Vita Nuova” non riesce a mantenere costante la tensione creativa. Forse la durata – un’ora abbondante – gioca da deterrente, forse la definitiva “non immediatezza” dell’opera (che compensa lo stupefacente impatto dell’esordio) la rende meno fruibile ed intuitiva. Non mettiamo certo in discussione l’onestà di certi episodi, ma passano talvolta come acqua corrente, senza sortire l’effetto sperato (“Non ci sei più”, “Cerco ancora te” o “Il dolore che non hai”).
Ma sono pecche che tutto sommato ci possono stare. L’ambizione – sia di scrittura che musicale  – porta “Una vita nuova” sia a picchi creativi davvero pregevoli, sia, parimenti, a zone d’ombra che tuttavia non intaccano il talento di una personalità artistica che conferma con la sostanza come a volte fare rock in Italia sia molto più di una semplice posa (http://www.fabrizio-coppola.net/).

Hamilton Santià

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