Fuori Dal Mucchio Numero Novembre '05
A cura di Federico Guglielmi e Aurelio Pasini

Paolo Agosta

Paolo Agosta

Nuove strade
Massive Arts

“In Italia escono troppi dischi”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Spesso, però chi si lancia in tali congetture non ha chiara la situazione del nostro mercato e sbaglia a indicare gli emblemi di tale sovrapproduzione. Questo non è il caso di Paolo Agosta. Perché nonostante possa vantare un lungo curriculum di collaborazioni e prove discografiche in diverse formazioni (Zen, Sungift), l’esordio solista cerca di difendere con doti quali “onestà” ed “ingenua urgenza creativa” una proposta musicale quantomeno impersonale, decisamente sciatta e assolutamente non accattivante.
Soprassedendo sulla durata biblica dell’opera – che passerebbe in secondo piano se solo supportata da componimenti all’altezza – le canzoni di “Nuove strade” sembrano delle confessioni post-adolescenziali. Sincere, certo, ma cantate con didascalico citazionismo Nineties (Buckley di qua, Thom Yorke di là…) su un tessuto strumentale che ha tutti i crismi del mainstream – senza però quei ritornelli “catchy” che potrebbero garantire ad Agosta almeno una dignitosa pensione.
La patina creativa del triangolo “Subsonica-Radiohead-Coldplay” svela tutta la sua vacua inefficienza in canzoni che, dopo l’ascolto, non solo non rimangono in mente ma nemmeno invogliano ad una successiva esperienza. Alla luce di quanto fin qui ascoltato non ci sarebbe quasi da aggiungere altro – del resto, non possiamo inventarci molto parlando del Nulla – se non che, appunto, viene voglia da dare ragione a quanti si lamentano per la saturazione del mercato (http://www.paoloagosta.com/).

Hamilton Santià

 Vota questo Disco  Il voto medio �: 3 (688 voti)

Torna